Segreto professionale e privacy dello psicologo: cosa devi sapere

Uno dei maggiori ostacoli che frenano le persone dal rivolgersi a uno psicologo è il timore per la propria riservatezza. “Cosa succederà a quello che dirò?”, “I miei dati sono al sicuro?”, “Qualcuno potrebbe venire a conoscenza della mia terapia?”.

La risposta è racchiusa nel Segreto Professionale, un obbligo giuridico e deontologico che trasforma lo studio dello psicologo (fisico o virtuale) in uno spazio “sacro” e protetto.

Cos’è il Segreto Professionale?

Lo psicologo è strettamente tenuto al segreto professionale. Ciò significa che non può rivelare a nessuno notizie, fatti o informazioni apprese durante le sedute, né può rivelare che una determinata persona è in cura presso di lui, a meno che non vi sia un esplicito consenso scritto del paziente.

Questo obbligo è sancito dall’Articolo 11 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani e la sua violazione costituisce un reato penale, oltre che un grave illecito disciplinare.

Esistono delle eccezioni al segreto?

Esistono situazioni limite, estremamente rare e regolamentate, in cui lo psicologo può (o deve) derogare al segreto:

  1. Consenso del paziente: Se il paziente fornisce un consenso informato, valido e specifico.
  2. Obbligo di denuncia o referto: In presenza di reati gravi che lo psicologo è tenuto a segnalare all’autorità giudiziaria (come nel caso di pericoli di vita per il paziente o per terzi).
  3. Tutela della salute del minore: In caso di abusi o pericoli che coinvolgono minori.

In ogni caso, lo psicologo limita la rivelazione allo stretto necessario, ai fini della tutela della persona.

La gestione dei dati e la Privacy (GDPR)

Oltre al segreto professionale, lo psicologo deve rispettare le normative europee sulla protezione dei dati (GDPR):

  • Il Consenso Informato: Prima di iniziare, ti verrà consegnato un documento che spiega come verranno trattati i tuoi dati.
  • Conservazione sicura: Le cartelle cliniche e le note di seduta devono essere conservate in archivi protetti (fisici o digitali con crittografia).
  • Anonimato: Nelle supervisioni cliniche tra colleghi (necessarie per la qualità della cura), il caso viene presentato in forma totalmente anonima, rendendo impossibile l’identificazione del paziente.

La riservatezza nella terapia online

Molti utenti si chiedono se la terapia via web sia sicura. Gli psicologi professionisti utilizzano piattaforme che garantiscono la crittografia end-to-end, assicurando che la conversazione non possa essere intercettata o registrata da terzi. La riservatezza online ha la stessa validità legale di quella in studio.

Conclusione: Un patto di fiducia

La garanzia del segreto non è solo un dovere legale, ma è ciò che permette al paziente di lasciarsi andare e di esplorare le parti più intime di sé senza filtri. Senza la certezza della riservatezza, la terapia non potrebbe esistere.

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Dott. Alessandro Nalli

Ho conseguito la Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi di Perugia.

Successivamente ho maturato esperienza pluriennale in ambito Psiconcologico, sia a livello individuale che gruppale, presso le unità di oncologia medica e radioterapia dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia e le sedi dell’Associazione Umbra per la lotta contro il cancro AUCC.

Attualmente svolgo la libera professione, ricevendo i miei pazienti sia online che in presenza nei miei studi di Fabriano e Perugia.